L'euro scende di oltre il 2% a marzo a causa delle tensioni in Medio Oriente

2026-03-31 07:24 Joana Ferreira 1 min. di lettura
L'euro ha chiuso marzo a 1,15 dollari, avvicinandosi al suo punto più basso in quasi due settimane, dopo un mese volatile caratterizzato da crescenti tensioni in Medio Oriente. La valuta comune ha perso oltre il 2% rispetto al dollaro mentre i trader valutavano l'impatto economico del conflitto in approfondimento. Aggiungendo incertezza, un rapporto del Wall Street Journal ha rivelato che il presidente statunitense Donald Trump aveva segnalato una potenziale fine della campagna militare statunitense contro l'Iran, anche se lo strategico Stretto di Hormuz rimaneva in gran parte bloccato. L'aumento vertiginoso dei prezzi del petrolio ha alimentato l'inflazione in tutta Europa, spingendo i mercati a rivedere drasticamente le loro aspettative sulla politica della Banca Centrale Europea. Gli investitori ora si aspettano almeno due aumenti dei tassi di interesse nel 2026, abbandonando le previsioni precedenti di una probabilità del 40% di un taglio dei tassi. Mentre il governatore della banca centrale francese François Villeroy de Galhau ha ribadito l'impegno della BCE a contenere l'inflazione guidata dall'energia, ha avvertito che era "troppo presto" per specificare il momento di eventuali aggiustamenti dei tassi.


Notizie
L'euro rimbalza sull'ottimismo per la guerra in Iran
L'euro si è rafforzato all'inizio di aprile, salendo a 1,16 dollari e allontanandosi dai minimi di sette mesi registrati a metà marzo, dopo la dichiarazione del presidente statunitense Donald Trump secondo cui gli Stati Uniti potrebbero ritirarsi dall'Iran entro "due o tre settimane", indipendentemente dal fatto che venga raggiunto un accordo con Teheran. Il rimbalzo è avvenuto dopo un marzo turbolento, durante il quale l'euro ha perso il 2,2% rispetto al dollaro, la sua peggiore performance mensile dal luglio 2025, in mezzo a crescenti tensioni in Medio Oriente. Tuttavia, la crisi dello Stretto di Hormuz rimane irrisolta, con la chiusura effettiva della via d'acqua critica che continua a interrompere le forniture di petrolio e a far salire i prezzi. L'incertezza persistente e le crescenti preoccupazioni per l'inflazione hanno spinto i mercati a rivedere le aspettative per il percorso di politica monetaria della Banca Centrale Europea. Gli investitori ora prevedono due aumenti dei tassi di interesse nel 2026, rispetto alle previsioni di tre aumenti all'inizio di questa settimana. Prima della guerra, gli investitori non si aspettavano aumenti nel 2026, con una leggera possibilità di allentamento monetario.
2026-04-01
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L'euro ha chiuso marzo a 1,15 dollari, avvicinandosi al suo punto più basso in quasi due settimane, dopo un mese volatile caratterizzato da crescenti tensioni in Medio Oriente. La valuta comune ha perso oltre il 2% rispetto al dollaro mentre i trader valutavano l'impatto economico del conflitto in approfondimento. Aggiungendo incertezza, un rapporto del Wall Street Journal ha rivelato che il presidente statunitense Donald Trump aveva segnalato una potenziale fine della campagna militare statunitense contro l'Iran, anche se lo strategico Stretto di Hormuz rimaneva in gran parte bloccato. L'aumento vertiginoso dei prezzi del petrolio ha alimentato l'inflazione in tutta Europa, spingendo i mercati a rivedere drasticamente le loro aspettative sulla politica della Banca Centrale Europea. Gli investitori ora si aspettano almeno due aumenti dei tassi di interesse nel 2026, abbandonando le previsioni precedenti di una probabilità del 40% di un taglio dei tassi. Mentre il governatore della banca centrale francese François Villeroy de Galhau ha ribadito l'impegno della BCE a contenere l'inflazione guidata dall'energia, ha avvertito che era "troppo presto" per specificare il momento di eventuali aggiustamenti dei tassi.
2026-03-31
Euro destinato a chiudere marzo con un ribasso del 2%
L'euro è scivolato a 1,15 dollari entro la fine di marzo, flirtando con il suo livello più debole da metà marzo e dirigendosi verso un calo mensile di oltre il 2% rispetto al dollaro. L'avversione al rischio si è intensificata mentre i trader valutavano le conseguenze economiche del peggioramento del conflitto in Medio Oriente, con notizie sui preparativi delle truppe statunitensi per una possibile operazione di terra che oscuravano le affermazioni di Washington sui progressi nei colloqui con l'Iran. I dati economici hanno aggiunto pressione: l'IPC tedesco ha indicato un aumento dell'inflazione nella maggiore economia europea, mentre l'indagine sulle imprese della zona euro ha mostrato un forte calo del sentiment mentre le aspettative di inflazione sono aumentate. I mercati hanno radicalmente rivalutato la politica della BCE, ora anticipando almeno due aumenti dei tassi nel 2026 e potenzialmente un terzo, abbandonando le precedenti aspettative di una probabilità del 40% di un taglio. Nel frattempo, il governatore della banca centrale francese François Villeroy de Galhau ha sottolineato la determinazione della BCE a contenere l'inflazione guidata dall'energia, sebbene abbia avvertito che era "troppo presto" per discutere di tempistiche specifiche per gli aumenti dei tassi.
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